WESTERN STARS
di  Bruce Springsteen, Thom Zimny.
Proiezione presso la terrazza inferiore del Nido dell'Aquila - Via P.Rolli, Todi -
La trasposizione cinematografica dell'omonimo album del Boss. Debutto alla regia dello stesso Bruce Springsteen
PROGRAMMAZIONE TERMINATA
Proiezione presso la terrazza inferiore del Nido dell'Aquila - Via P.Rolli, Todi -

C’è un momento in Western Stars, concerto filmato dell’omonimo album, in cui Bruce Springsteen guarda direttamente in macchina interpretando “Drive Fast”. Un bagliore dentro un primissimo piano e il legame saldo tra Bruce e il suo pubblico è stabilito. Su uno schermo gigante o allo stadio a San Siro, quello sguardo afferra lo spettatore e lo fa scivolare nell’universo dell’artista. Songwriter di estrazione proletaria, animale da palcoscenico, rocker impegnato, icona della cultura popolare, quello che fa Bruce Springsteen è Bruce Springsteen. Poco importa la ragione per cui ci seduce, la sua formidabile energia, la sua coscienza sociale, la malinconia o il romanticismo delle sue ballate, tutti quelli toccati da Bruce condividono la stessa sensazione di appagamento, come se parlasse direttamente a ognuno di noi, facendoci dimenticare che siamo milioni. Non è necessario scoprire il suo segreto, come il sorriso della Gioconda, ci sono misteri che restano magnificamente irrisolti.

Dietro all’artista del New Jersey, che ha attraversato i decenni senza inciampare mai, c’è naturalmente il lavoro, tanto lavoro, ma c’è soprattutto il fattore X, quel dato sconosciuto che alcuni chiamano talento e altri più sensibilmente anima.

Bruce ha quella maniera particolare di nutrirsi di quello che lo circonda, di essere toccato e di toccare. Intorno a lui tutto si mescola, producendo una cultura ricca e in costante evoluzione. Tra tutte le influenze, ce n’è una, affatto scontata, che lo ha sempre accompagnato come la sua ombra: il cinema. Springsteen non ha mai recitato in un film, non ha mai realizzato un film (almeno fino ad oggi) ma ha fatto molto più di questo. “Born in the USA” e “Streets of Philadelphia” sono rivelatrici della presenza del cinema nell’opera dell’autore. Incise a dieci anni di distanza l’una dall’altra, la prima è tratta da una sceneggiatura di Paul Schrader, la seconda è stata composta per un film di Jonathan Demme. Le due canzoni costituiscono evidentemente l’albero che nasconde la foresta.

Tutta la bellezza del progetto Western Stars sta proprio nel ribadire Bruce Springsteen come pura creatura di cinema, seducente da ascoltare e da guardare. Springsteen si è spesso ispirato al cinema per scrivere le sue canzoni e le sue canzoni hanno sovente ispirato il cinema (Lupo solitario di Sean Penn o Thunder Road di Jim Cummings). Perché la sua musica genera naturalmente immagini mentali e i suoi versi evocano dei film. Perché la struttura delle sue canzoni, gli arrangiamenti, le variazioni di tessitura hanno accentuato l’aspetto filmico del suo rock. Perché è a Brian De Palma, a John Sayles o a Jonathan Demme che ha fatto appello per i suoi video. Perché i suoi testi, improntati a tutti i generi e a tutte le epoche, compongono insieme il grande romanzo americano. Dal road movie (“Born to Run”) al noir (“Nebraska”, “Thunder Road”), passando per i western (“Western Stars”), i b-movie (“Greeting from Asbury Park, N.J.”, “The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle”) e i film sociali (“Darkness of the Edge of Town”, “The River”), Springsteen si rimette ai generi e fa il suo cinema (epico).

Regia
 Bruce Springsteen, Thom Zimny.
Cast
 Bruce Springsteen.
Genere
Documentario
Durata
83 - colore
Produzione
USA (2019)
Distribuzione
Warner Bros